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Vallepietra - Il Santuario

Può succedere di arrampicarsi sul cielo e viaggiare
sul pietrisco fangoso e polveroso di sentieri impervi ma lastricati dal fascino
millenario dell'incontaminato. E può accadere di arrivare alla indescrivibile
sensazione di essere dominati, schiacciati, soggiogati da un senso dell'ignoto
e dell'immenso reincarnati nei 300 metri di una straordinaria parete rocciosa.
Quando vivrete e sentirete tutto questo, allora sarete anche voi lassù, a 1300
m di altitudine e a 35 km da Subiaco. Lassù, davanti al Santuario della
SS. Trinità di Vallepietra, di fronte e al cospetto di un qualcosa
di arcano ed indefinibile, di una leggenda nata tra meravigliose oasi di faggi
e di lecci e raccontata dal vento che scorre tra le vene della montagna. Già,
leggende.
Come
quella che narra del precipitare nel vuoto di due buoi e del loro aratro, e
dello stupore di un contadino nel riscoprire gli animali incolumi, sul piccolo
promontorio ai piedi del precipizio, e in adorazione di un misterioso affresco
della Trinità dipinto in una grotta. L'aratro, invece, rimase per sempre impigliato
nella roccia dove ancor oggi i pellegrini ritengono di vederlo in un troncone
sporgente che sembra averne le sembianze.
La fredda oggettività della storia racconta invece di una origine romana del
tempio (sec. IV d.C.), dapprima dedicato alla divinità delle acque della sorgente
del Simbrivio (che ancora oggi sgorgano sotto il grande altare) e successivamente
trasformato, da monaci eremiti, nell'unico santuario del mondo cattolico dedicato
al culto della SS. Trinità. Quest'ultima, custodita nella millenaria chiesetta
montana, è raffigurata, in uno stupendo affresco di ispirazione bizantina (sec.
XII), nella forma originale delle medesime Tre Persone sedute e Benedicenti.
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