Seleziona lingua

 

   

Subiaco
l 'Arte e i Monasteri

Arrivando dalla Sublacense, dopo essersi lasciati alle spalle via Tiburtina o l'autostrada A 24, si entra nella città passando sotto l'Arco Trionfale, eretto nel 1789 dalla popolazione sublacense su progetto di Giulio Camporese, in onore di Pio VI.

Prima dell'Arco si può ammirare il ponte di S. Francesco, costruito dall'abate Ademaro nel 1358 a ricordo della vittoria dei Sublacensi sui Tiburtini. Ad una sola arcata lunga 30 metri, costruito in blocchi di cardellino, pietra tipica della zona, il ponte venne ristrutturato nel 1789 in occasione della visita di papa Pio VI.

Attraversato il ponte, seguendo la strada che costeggia le acque del fiume Aniene, si giunge sotto il convento di San Francesco (edificato nel 1327 al posto dell'antico romitorio donato dall'abate Lando a S. Francesco d'Assisi nel 1224), che ospita al suo interno un pregevole coro in noce ed alcuni splendidi dipinti del Pinturicchio, del Sodoma e di Antoniazzo Romano.

 

L'esterno della chiesa è caratterizzato dal chiostro in stile romanico, con al centro una colonna granitica proveniente dall'antica villa di Nerone, mentre le pareti del portico sono affrescate con 22 dipinti di Ludovico Romano Grillotti, raffiguranti la vita di San Francesco e di altri santi dell'Ordine francescano.

 
Trittico di Antoniazzo Romano

Concattedrale di S. Andrea Apostolo
Proseguendo per il centro della cittadina si arriva in piazza S. Andrea, dove si trova - appunto - la Concattedrale di S.Andrea Apostolo, edificata da nel 1789. Nel suo interno, a croce latina, si ammirano altari in marmi policromi tratti dalla villa traianea di Arcinazzo ed alcune tele di Sebastiano Conca. Fu danneggiata gravemente durante il secondo conflitto mondiale.             

Poco distante dalla Cattedrale, salendo la scalinata che conduce al rione medievale, vi è la Chiesa di San Pietro, ricostruita ex novo nel 1949/50, dopo i bombardamenti della seconda guerra mondiale dai quali scampò il campanile (sec.XI), primo esempio nel Lazio di architettura romanica.

 


Chiesa di San Pietro

 

Interessanti e caratteristici, sempre all'interno del centro storico, sono la caratteristica piazzetta di Pietra Sprecata e il palazzetto che ospitò l'abate commendatario di Subiaco, Giovanni Torquemada.

 

Prima di arrivare alla Rocca Abbaziale, che domina tutta la collina sulla quale è costruito il borgo medievale, c'è da visitare la Chiesa S.Maria della Valle, eretta nel 1798 dall'arciprete V.Gizzi, consacrata nel 1851. Poco più in alto c'è la chiesetta di Madonna della Croce, costruita intorno al 1100, ma attualmente chiusa al culto. Al suo interno ci sono alcuni affreschi di scuola senese.

 

Quindi si arriva, alla sommità del quartiere medievale, alla Rocca Abbaziale (o Rocca dei Borgia), costruita dall'abate Giovanni V tra il 1073 e il 1077. Restaurata nel 1476 da Rodrigo Borgia, fu da questi ceduta al cardinale Giovanni Colonna dopo che salì al soglio pontificio con il nome di Alessandro VI. Spogliata delle suppellettili nel 1799 dalle truppe napoleoniche, al suo interno conserva splendidi affreschi di Liborio Coccetti e dei fratelli Zuccari.
Purtroppo la Rocca viene aperta al pubblico soltanto durante il periodo estivo, quindi si consiglia di telefonare all'Azienda Autonoma di Soggiorno e Turismo (Tel. 0774/822013) per informazioni più precise.


Affreschi all'interno della Rocca dei Borgia

 

Da p.zza S. Andrea, scendendo verso p.zza della Resistenza, si può percorrere il vicolo degli Opifici dove, durante le feste natalizie, vengono rievocate le usanze del Medioevo, ripopolando le antiche botteghe artigiane. Qui vengono esposti utensili antichi e strumenti di tortura, e ci si può fermare a guardare una rappresentazione teatrale, una mostra, oppure a degustare dolci e piatti preparati secondo antiche ricette.

Scendendo ancora, alla volta del ponte di S. Antonio che collega alla zona più antica di Subiaco, Pianello, si può risalire alla Chiesa di San Lorenzo (nella foto). Da vedere, inoltre, l'Arco di Menio, con il sarcofago dello stesso, appartenente alla tribù Aniense.

I Monasteri

Oltrepassati i ruderi della Villa di Nerone (nella foto), si sale lungo una panoramica strada o lungo varie scalinate che la costeggiano (per i più avventurosi che vogliono salire a piedi), fino ad arrivare al Monastero di Santa Scolastica. Bisogna citare, comunque, il piccolo monastero di San Clemente, prima residenza monastica di San Benedetto e dei suoi seguaci. Questo complesso - che non appare menzionato dai cartelli turistici in quanto si limitano a dare l'indicazione di "Ruderi della villa neroniana" - si trova appena all'inizio della via dei monasteri, precisamente lungo la scalinata che costeggia i ruderi della villa di Nerone.

 

Al di sopra di questi c'è il Monastero di S. Scolastica, dove fu stampato il "Lattanzio", il primo libro stampato in Italia a caratteri mobili. Ben poco è rimasto della prima costruzione, a causa dei bombardamenti durante la seconda guerra mondiale e di precedenti invasioni barbariche.

Il primo nucleo, più recente, comprende un chiostro del XVI secolo, il secondo si svolge intorno al chiostro trecentesco in stile gotico, sul quale si affaccia la chiesa, rifatta in età neoclassica. Il terzo, infine, comprende il più antico chiostro cosmatesco, risalente al XIII secolo. Un imponente campanile romanico realizzato nel XI secolo, la chiesa all'interno a croce latina, nel gusto neoclassico fine '700 e la biblioteca, ricca dei più antichi testi stampati, rendono il complesso molto suggestivo ed interessante da visitare.

 


Chiostro Gotico

Ma lo scrigno di perle è il Monastero di San Benedetto, capolavoro dell'architettura benedettina dallo stile non codificabile, cistercense o cluniacense, insieme al Sacro Speco, mistico amalgama di chiese sovrapposte, cappelle e grotte.


Monastero di S. Benedetto

La Chiesa superiore è del 1300, a navata unica divisa in due parti, ugualmente ricche d'arte. Pregevoli sono gli affreschi e le altre pitture nelle cappelline adiacenti e nella sagrestia. Poi si passa alla Chiesa Inferiore. Scendendo, affreschi sui muri, papa Innocenzo III con la bolla delle donazioni ed episodi agiografici, fino al Sacro Speco, la grotta dove si rifugiò San Benedetto per molti anni. E ancora, l'Atrio con le pitture del Giudizio, la Cappella di S. Gregorio Magno, la Scala Santa, con affreschi di scuola senese (in particolare un Trionfo della Morte), la gotica Cappella della Madonna, la Grotta dei Pastori, con affresco bizantino dell'VIII secolo (la testimonianza figurativa più antica). Infine l'Ossario, il Roseto del Santo, dove nacquero le fondamenta del complesso monastico, e il dolce crepuscolo dei Simbruini, che avvolge il visitatore in un panorama davvero unico.